VIII edizione “Costruttivismo, Fenomenologia e Brain Imaging”

VIII edition 

“Constructivism, Phenomenology and Brain Imaging”

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“Si terrà a Bari dal 14 al 18 Giugno 2003, presso la Fiera del Levante, l’ottava edizione di un congresso mondiale destinato a tutti i clinici e agli studiosi che si occupano di scienze della psiche, in particolare a psichiatri, psicologi, psicoterapeuti ed esperti di neuroscienze, ma anche a filosofi e umanisti interessati ai processi di identità personale e ai modi dell’esperienza umana. Tale congresso verrà organizzato per la seconda volta in Italia ad opera dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Cognitiva Post-Razionalista – IPRA -, in collaborazione con la Society for Constructivism in the Human Sciences, la Società Italiana per la Psicopatologia e la International Network for Philosophy and Psychiatry. Questo evento, al pari dei precedenti, ha la caratteristica fondamentale di voler rappresentare una occasione di incontro e di discussione aperta fra tutti partecipanti, in un clima tradizionalmente colloquiale e amichevole esteso fra i lavori congressuali e gli eventi sociali, che permetta di approfondire le tematiche più attuali, di confrontarsi su aspetti controversi, di delineare nuovi orizzonti di studio, di ricerca e di riflessione. La novità che viene eccezionalmente introdotta in questo VIII congresso è il dialogo con approcci diversi come quello classico della fenomenologia e quello all’avanguardia delle neuroscienze interpretate alla luce delle nuove tecnologie, note come brain imagine, che permettono lo studio funzionale dell’attività cerebrale.”

Il costruttivismo è nato come un approccio alla conoscenza in cui, similmente a quello che è successo per le scienze naturali, viene messo in discussione il concetto di oggettività, la possibilità di conoscere la verità assoluta ed esaustiva, di un sapere completo che rappresenti in modo fedele un ordine esterno indipendente dall’osservatore. Come nelle scienze naturali l’atteggiamento positivista è stato superato dalle più recenti teorie della fisica quantistica, così nelle scienze cognitive tale atteggiamento è stato messo in discussione da un più adeguato approccio costruttivista alla conoscenza,che tiene conto deel punto di vista di chi osserva. In questa ottica la conoscenza non rappresenta tanto la realtà quale essa è, quanto, piuttosto, la realtà come appare ad un osservatore che la esamina operando specifiche distinzioni. Egli può, infatti, selezionare solo alcuni aspetti della realtà, dipendenti dalla sua interazione con essa. Ciò rende illusoria l’oggettività del conoscere, e introduce una forma di conoscenza in cui l’osservatore viene integrato nelle descrizioni che opera.

L’applicazione della teoria costruttivista allo studio dei processi psichici e alla terapia dei relativi disturbi rappresenta un cambiamento di prospettiva radicale rispetto ad approcci, attualmente più diffusi, come quelli della psichiatria biologica, della psicoanalisi e del cognitivismo classico, e si occupa sia dei modi dell’esperienza umana sia dei modi dell’identità personale, dalla normalità alla patologia, dagli invarianti della personalita’ alle storie individuali. Questa attenzione a ciò che è particolare ed irripetibile mantiene la validità scientifica di un approccio che è sostenuto da una teoria ampiamente accettata in tutti i campi delle scienze.

Fenomenologia e costruttivismo presentano importati punti di contatto, che suggeriscono l’opportunità di un dialogo più stretto tra questi due movimenti, come l’enfasi filosofica sull’esperienza del vivere di autori come Husserl, Heidegger e l’enfasi della psicologia costruttivista sull’importanza di indagare e validare l’esperienza soggettiva e sulla necessità di comprendere il significato che la persona attribuisce alla propria esperienza.

La fenomenologia è una delle più importanti scuole di filosofia contemporanea. Nella formulazione di Husserl, del 1910, essa rappresenta lo studio dei contenuti della coscienza come desideri, ricordi, percezioni e significati personali, indipendentemente dal fatto che essi presentino o meno una corrispondenza con la realtà esterna. Sotto questo aspetto tale metodologia di studio è perfettamente compatibile con l’approccio costruttivista il quale, oltre che studiare come è fatta l’esperienza umana, cerca di comprendere in che modo ciascun individuo tende a riferire a sé la propria esperienza, occupandosi pertanto dei processi che conducono alla formazione e al mantenimento dell’Identità Personale e ai modi del cambiamento, non solo nello sviluppo individuale ma anche nella storia evolutiva della specie umana. Un altro aspetto che rende possibile il dialogo fra i due approcci è l’attenzione alla temporalità dell’esperienza, caratteristica quest’ultima che il filosofo e fenomenologo tedesco Martin Heidegger analizza mirabilmente nella sua celeberrima opera del 1927, Essere e Tempo; con molta efficacia Heidegger ha sottolineato come ciascun individuo, sin dalla nascita, si trovi “gettato in un mondo” di significati comuni che condiziona la direzionalità dei processi individuali, “aperto al mondo” nei modi esistenziali di una situazione emotiva. Altrettanto efficacemente il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty ha ribadito che la natura emozionale dell’esperienza personale non permette di immaginare una coscienza disincarnata. Queste riflessioni hanno influenzato in modo pervasivo il pensiero del XX secolo, in versioni che riguardano la critica letteraria, la teologia, la sociologia, la psicologia, la psichiatria. Anche alcuni esponenti del cognitivismo, condividendo molte di queste considerazioni, si dedicano allo studio delle emozioni e delle relazioni fra queste e gli altri aspetti della personalità. In particolare, a partire dagli studi e dalle tematiche elaborate da Vittorio Guidano, si occupano di tali argomenti gli organizzatori di questo congresso, che pertanto definiscono il loro orientamento post-razionalista.
Illustri fenomenologi italiani e stranieri porteranno il loro contributo al dibattito, affrontando argomenti di enorme attualità come, ad esempio, quello delle possibili forme di deriva della coscienza contemporanea che trovano una eloquente espressione nei paradossi del pensiero schizofrenico. Come osserva il fenomenologo, filosofo ermeneuta, Louis Sass, ospite di questo congresso, nella schizofrenia il Sé può dissolversi fino a non piu’ esistere, come pure essere percepito come una divinità solipsistica onnipotente.

Meno evidenti appaiono i punti di contatto tra costruttivismo e neuroscienze. Le neuroscienze, infatti, affrontano lo studio del funzionamento cerebrale secondo la metodologia delle scienze naturali, ricercando i rapporti causali e verificabili fra gli eventi osservabili. In una prospettiva “oggettivante”, definita “in terza persona”, che accomuna le neuroscienze e la psichiatria biologica contemporanea, l’esperienza è considerata come un qualsiasi altro fenomeno naturale, e la ricerca è focalizzata sui processi neuronali o biochimici. In questo modo l’uomo appare un ente al pari di altri mentre, come osservava Heidegger, egli non è un che cosa, bensì un chi, una esistenza. Potremmo dire che un uomo è la sua storia in un contesto, come si intende in un approccio che si definisce “in prima persona”. In questa prospettiva i costruttivisti studiano l’esperienza umana anche dal punto di vista soggettivo di chi la esprime, e non si limitano al riduzionismo biologico che la considera oggettivamente come un processo neurochimico. Esistono tuttavia numerose possibilità di confronto fra i due approcci. Infatti, il costruttivismo ha condotto ad un cambiamento di paradigma nell’ambito delle scienze cognitive, portando avanti una visione della mente come proattiva, auto-organizzata, motoria, evolutiva. La prospettiva costruttivista sta ricevendo validazione empirica dalla neurobiologia. Esiste una complessa interfaccia tra cervello e ambiente sociale. Si sta accumulando un corpus di ricerca sempre più imponente che documenta come l’attaccamento ai genitori durante l’infanzia influenza il funzionamento mentale nel corso dell’intera vita, come esperienze interpersonali diano forma alle strutture e alle funzioni del cervello. Le emozioni sono in grado di influenzare profondamente la regolazione della crescita dei circuiti cerebrali e il consolidamento dei sistemi cognitivi Le ricerche sulla plasticità neuronale hanno mostrato come l’ontogenesi cerebrale sia un processo che si estende ben oltre dopo la nascita, e che è largamente influenzato dall’esperienza, che è a sua volta organizzata dall’organismo stesso nell’ambito di processi tesi a mantenere l’identità personale. Vi sono affascinanti connessioni tra la vita emotiva e l’organizzazione delle strutture cerebrali, tra la neurobiologia e l’esperienza soggettiva, tra comunicazione emotiva e processi di lateralizzazione cerebrale, tra attaccamento e regolazione emozionale. Un vasto insieme di dati, raccolti attraverso tecniche sofisticate di visualizzazione delle attività cerebrali “in vivo”, suggerisce l’esistenza di collegamenti fondamentali quanto inaspettati tra narrative personali, comunicazione interpersonale, neuroni e circuiti cerebrali.
Oggi esistono tecniche molto avanzate di “brain imagine” che consentono di indagare persino alcuni fenomeni della coscienza. Dopo la tomografia assiale computerizzata (TAC) e la risonanza magnetica nucleare, che forniscono immagini della struttura del cervello, tecniche in continuo avanzamento, come la tomografia computerizzata a emissione di singoli fotoni o a emissione di positroni (SPECT PET), insieme con tecniche di risonanza magnetica funzionale e ai potenziali elettroencefalografici e magnetoencefalografici, consentono ora di indagare le funzioni del cervello e di localizzarne i cambiamenti durante l’attività. Ciò permette non solo di investigare le eventuali alterazioni cerebrali in corso di patologia, ma anche di studiare le modificazioni funzionali abbinate a stati emotivi, all’attivazione di ricordi, al linguaggio, a specifici processi cognitivi, potendo evidenziare anche le differenze individuali nell’ambito dei normali processi fisiologici fino ad indagare i diversi stili di personalità.
Non mancheranno interessanti occasioni per confrontare i dati emersi dalle attuali ricerche in questo campo con le ipotesi esplicative formulate dai costruttivisti. Anche in questo campo interverranno esperti di fama mondiale, come Daniel Weinberger, per esempio, le cui ricerche forniscono un inarrestabile flusso di dati e stimoli per nuove distinzioni e nuove possibili spiegazioni, in particolare quelle sui processi neurochimici, cognitivi ed emotivi nella schizofrenia.

Fra le figure più rappresentative di studiosi che interverranno a questo congresso, presieduto da Giampiero Arciero, direttore dell’IPRA, da Marcello Nardini, professore ordinario di Psichiatria all’Università di Bari, e da Michael Mahoney, professore di Psicologia all’Università statunitense del North Texas e presidente della Society for the Constructivism for the Human Sciences, si annoverano personaggi del calibro di Jerome Bruner, uno dei padri della rivoluzione cognitiva in psicologia e filosofia, studioso del pensiero narrativo e delle scienze del significato. Fra gli studiosi della psicologia dello sviluppo interverranno Colwyn Trevarthen e Patricia Crittenden. Si guarderà alla fenomenologia dell’esperienza umana con Gergen, Greenberg, Parnas, Philippot, Safran, Storolow, Stanghellini e molti altri. Senza dimenticare coloro che da sempre hanno rivolto lo sguardo attento ai pensieri e ai sentimenti dell’uomo, cogliendone le caratteristiche uniche e private nei momenti salienti della vita e nelle storie individuali; scrittori, romanzieri e poeti, conoscitori del sapere dell’animo umano e precorritori dei cambiamenti più significativi dell’identità in ogni epoca. E’ per questo che la conferenza di chiusura sara’ tenuta da un illustre letterato che argomentera’ “Intorno ad un sapere dell’animo”.